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Leggere una carta escursionistica

Territorio 19 settembre 2026 7 min di lettura

Curve di livello, numeri bianchi e rossi dipinti sui sassi, tempi di percorrenza. Una carta si impara a leggere in un pomeriggio e poi dura tutta la vita.

1200 1300 1400 rifugio segnavia bianco e rosso Rifugio Alto 2 h 10 min · E · 213 scala 1:25.000 · 1 cm sulla carta = 250 m sul terreno 0 1 km
Le curve chiuse e ravvicinate indicano pendenza forte, quelle larghe un pendio dolce. Il sentiero tratteggiato, la palina con tempi e difficoltà e i segni bianchi e rossi sui sassi sono gli stessi in tutta Italia.

Il telefono in montagna funziona finché ha batteria, campo e schermo asciutto, cioè quasi sempre tranne quando serve davvero. Per questo una carta di carta resta nello zaino di chiunque cammini con un minimo di continuità, e per questo vale la pena dedicarle un pomeriggio: le convenzioni sono poche, sono standard e una volta capite valgono per tutto l'arco alpino e per gli Appennini.

La scala dice quanto zoom hai

In cima o sul bordo della carta c'è un rapporto, tipicamente 1:25.000 o 1:50.000. Significa che una misura sulla carta corrisponde a quel numero di volte la stessa misura sul terreno. Con 1:25.000 un centimetro sono 250 metri, quattro centimetri un chilometro: è la scala giusta per camminare, perché mostra i sentieri secondari, le sorgenti, i singoli tornanti. Con 1:50.000 un centimetro sono 500 metri e ci sta molto più territorio nello stesso foglio, comodo per pianificare un trekking di più giorni ma troppo grossolano per orientarsi in un bosco fitto.

Sotto il rapporto c'è quasi sempre una scala grafica, una barretta a tratti bianchi e neri. Serve a misurare le distanze con un pezzo di spago o col bordo di un biglietto, ed è più affidabile del rapporto numerico se la carta è stata fotocopiata o ridotta.

Le curve di livello sono il rilievo

Le linee marroncine che serpeggiano su tutta la carta uniscono punti che stanno alla stessa quota. L'informazione chiave è l'equidistanza, cioè il dislivello tra una curva e la successiva: di solito 25 metri sulle carte 1:25.000 e 50 metri su quelle 1:50.000. Ogni quarta o quinta curva è disegnata più spessa e riporta la quota: quelle si chiamano curve direttrici e servono a non perdere il conto.

Da qui si legge tutto. Curve molto vicine tra loro vogliono dire pendio ripido, curve larghe pendio dolce, curve che si schiacciano fino a sovrapporsi significa parete e si lascia stare. Se le curve formano cerchi concentrici che si stringono, è una cima o un dosso. Se formano delle V con la punta che guarda verso l'alto, sei in un canale o in un vallone che raccoglie acqua. Se la V punta verso il basso, è un costolone, una cresta che scende. Un sentiero che taglia le curve perpendicolarmente sale diretto e fa fiatare, un sentiero che corre parallelo alle curve è in mezzacosta e si fa chiacchierando.

Una stima dei tempi che regge

In salita una persona allenata fa circa 300 metri di dislivello all'ora, chi va piano ne fa 250. In piano si tengono 4 chilometri l'ora, in discesa un po' di più ma non troppo. Si sommano le due stime e si aggiunge un quarto del totale per le pause, le foto e il tratto in cui si sbaglia direzione. Le paline CAI usano un calcolo simile, ma riportano un tempo netto: con bambini, zaino pesante o neve va allungato senza pudore.

I simboli: pochi quelli che contano

La legenda cambia leggermente da editore a editore, ma la sostanza è comune. Il sentiero è una linea tratteggiata, la mulattiera e la strada forestale sono linee continue più larghe, la ferrata ha una simbologia a dentelli. I rifugi sono casette, i bivacchi casette più piccole e spesso senza il quadratino di servizio. Le fontane e le sorgenti hanno un goccia o un cerchietto azzurro: segnateli prima di partire, perché in certe zone carsiche sono rarissimi. Il bosco è verde pieno, la prateria d'alta quota bianca o verdina chiara, i ghiaioni sono punteggiati, i nevai e i glacialismi residui azzurro pallido. Le linee tratteggiate nere sottili sono confini amministrativi o di parco, non vie di passaggio: molti le seguono per errore.

I segnavia sul terreno

La segnaletica escursionistica italiana è codificata dal Club Alpino Italiano e usata anche dalle reti sentieristiche regionali. Sul terreno vedrete due cose.

La segnaletica orizzontale sono le bandierine bianco-rosso-bianche dipinte su sassi, alberi e muretti, a volte con il numero del sentiero nella banda centrale. Vanno viste a coppie: se cammini e non ne incroci una per molti minuti, probabilmente hai preso una traccia sbagliata, e la regola sana è tornare all'ultimo segno certo invece di proseguire sperando. Le frecce bianco-rosse indicano un cambio di direzione netto. I mucchietti di pietre, gli ometti, sostituiscono la vernice dove non ci sono superfici: utili, ma li costruisce chiunque, quindi non sono garanzia di sentiero ufficiale.

La segnaletica verticale sono le paline con le tabelle segnavia: nome della località di destinazione, tempo di percorrenza, numero del sentiero e sigla di difficoltà. Le sigle sono quattro: T turistico, strade e mulattiere larghe; E escursionistico, sentiero vero con tratti ripidi; EE per escursionisti esperti, passaggi esposti o su roccette dove serve passo fermo; EEA quando c'è una via attrezzata e dunque imbrago, casco e kit da ferrata. Se un itinerario è EE e la giornata è umida, non è snobismo cambiare programma.

Orientare la carta in due minuti

Si appoggia la carta in piano, si mette la bussola sopra e si ruota il foglio finché il nord della carta coincide con il nord dell'ago. A quel punto quello che vedete davanti corrisponde a quello che è disegnato davanti, e il gioco è riconoscere due o tre forme grandi: una cima con un profilo caratteristico, un paese sul fondovalle, una diga, il taglio di una valle. Da due riconoscimenti sicuri la propria posizione viene fuori da sola. La declinazione magnetica in Italia è attualmente di pochi gradi e per camminare si può anche ignorare, mentre conta se si lavora su azimut precisi.

Ultimo consiglio, prosaico: la carta va piegata in modo che la zona di giornata resti in vista, infilata in una busta trasparente, e il nome del foglio con l'anno di edizione va guardato prima di fidarsi. I sentieri si spostano dopo frane e tagli boschivi, e un aggiornamento vecchio di dieci anni può mostrare un ponte che non c'è più. Per sapere se un itinerario è aperto conviene sentire la sezione CAI della zona o il gestore del rifugio, che le condizioni reali le conoscono giorno per giorno.

Testo pubblicato il 19 settembre 2026 dalla redazione di Dnista. Hai notato un errore o vuoi segnalarci un'imprecisione? Scrivi a info@dnista.com.

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