Il caffè con la moka, passo per passo
Macinatura, acqua, fiamma bassa. E poi guarnizione e filtrino, che sono la differenza tra un caffè buono e uno che sa di bruciato.
La moka è un attrezzo semplice che perdona poco: quasi tutti i caffè bruciati o acidi che escono da una cucina italiana dipendono da tre dettagli, l'acqua, la fiamma e una guarnizione che nessuno ha mai cambiato. Il procedimento che segue è quello classico, senza trucchi strani.
Passo per passo
- Acqua già calda nella caldaia, fino al bordo inferiore della valvola di sicurezza e non oltre. Usare acqua calda accorcia il tempo in cui il macinato resta appoggiato sul metallo che si scalda, ed è la differenza principale tra un caffè pulito e uno che sa di bruciato. Se l'acqua di rubinetto è molto dura, meglio una filtrata.
- Macinatura media, più grossa di quella per l'espresso e più fine di quella per il filtro: deve somigliare allo zucchero semolato. Troppo fine intasa il filtrino e manda in pressione la caldaia, troppo grossa dà un caffè acquoso.
- Riempire il filtro a imbuto fino all'orlo, poi livellare con un dito. Niente pressatura: nella moka la pressione è bassa e il caffè compattato crea solo canali e amaro. Se resta del macinato sul bordo, va tolto, altrimenti la guarnizione non chiude bene.
- Avvitare con decisione tenendo la caldaia per il manico, senza stringere con la forza di un idraulico. Se la base è calda, usare un canovaccio.
- Fiamma bassa, mai più larga del fondo della caldaia, e coperchio aperto. Sull'induzione si tiene una potenza media bassa. Il caffè deve salire con un fiotto continuo e scuro, senza sputacchiare.
- Togliere dal fuoco quando il getto si schiarisce e comincia a gorgogliare. Quel rumore è vapore che attraversa il caffè già estratto e porta via solo amaro. Chi vuole fermare tutto subito appoggia la base su uno strofinaccio bagnato.
- Mescolare nel raccoglitore con un cucchiaino prima di versare: le prime gocce e le ultime sono molto diverse, e senza mescolare la prima tazzina è più forte della seconda.
La regola della dose
La moka va usata della misura giusta per quante tazzine servono. Una tre tazze caricata a metà non funziona: il rapporto tra acqua e caffè salta e il risultato è lungo e insipido. In casa conviene avere due misure piuttosto che una sola grande.
La manutenzione che nessuno fa
Dopo l'uso si smonta tutto e si sciacqua con acqua calda, senza detersivo e senza spugne abrasive sull'alluminio: il detersivo lascia un sapore che resta per giorni e la patina interna scura è normale, non sporcizia. Le parti vanno asciugate separate e la moka si ripone smontata, altrimenti l'umidità chiusa dentro fa odore di stantio. Lavastoviglie no, specie con l'alluminio: opacizza e corrode.
La guarnizione di gomma è un pezzo di consumo. Con l'uso quotidiano si indurisce e si schiaccia nel giro di sei mesi o poco più, e quando non tiene si vede: vapore che esce dai lati, caffè che sale a scatti, avvitature sempre più strette. Si compra della misura della moka e si cambia senza pensarci. Insieme a lei va controllato il filtrino, la piastrina forata: i fori si otturano con i fondi fini e vanno liberati controluce con uno spazzolino o un ago, senza allargarli. Se è deformato, si sostituisce.
Resta la valvola di sicurezza, quel bottoncino sul fianco della caldaia. Non è un ornamento: se il filtrino si intasa, è lei a sfiatare. Va tenuta pulita dal calcare e non va mai coperta d'acqua in riempimento. Ogni tanto, se l'acqua di casa è dura, si fa bollire nella sola caldaia una soluzione leggera di acqua e aceto, si sciacqua bene e si butta il primo caffè successivo.
Una moka trattata così dura decenni, e infatti in molte case è più vecchia di chi la usa.
Testo pubblicato il 11 ottobre 2026 dalla redazione di Dnista. Hai notato un errore o vuoi segnalarci un'imprecisione? Scrivi a info@dnista.com.